I Primi Sintomi Dell’autismo Nei Bambini

I Primi Sintomi Dell’autismo Nei Bambini

“Se fosti nata autistica, la nostre vite sarebbero state molto diverse!” Questo è quello che, di recente, mi è stato detto da un membro della mia famiglia. Infinite domande hanno riempito la mia testa, in particolare una: sarebbe, questa persona, stata in grado di riconoscere in me i sintomi?

Diagnosticare l’autismo in un bambino piccolo non è cosa facile, specialmente perché molti dei sintomi possono confondersi con altri comportamenti che non sono affatto legati all’autismo.

La diagnosi di autismo arriva spesso quando il bambino ha già raggiunto un’età di 4 anni, nonostante che l’U.S Centers for Disease Control abbia dichiarato la possibilità’ di una diagnosi a partire dai 2 anni.

Innanzitutto, che cos’è l’autismo?

L’autismo non può definirsi come una malattia dal momento che, sfortunatamente, non esiste ancora una cura. L’autismo è piuttosto una sindrome che comporta una condizione psicopatologica per cui un bambino non riesce a stabilire rapporti con gli altri. Non a caso, il Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali definisce, insieme alla sindrome di Aspenger, l’autismo come un disturbo pervasivo dello sviluppo. L’autismo è un disturbo del neuro sviluppo che coinvolge principalmente:

  • linguaggio e comunicazione
  • interazione sociale
  • interessi stereotipati.

Esistono molte forme di autismo e ogni bambino affetto può presentare comportamenti unici o combinazioni differenti di comportamenti standard. Per questo si parla spesso di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA o, in inglese, ASD, Autistic Spectrum Disorders). Tuttavia, ciò che accomuna tali comportamenti è l’isolamento, l’anestesia affettiva, la scomparsa dell’iniziativa e le difficoltà motorie e del linguaggio.

Ma quali sono i più comuni sintomi dell’autismo?

  1. Disturbi del sonno:

    Per quanto i disturbi del sonno possano verificarsi anche nei bambini neurotipici, chiunque sia affetto da autismo trova difficile addormentarsi e rimanere addormentato. Inoltre, dormire poco causa un progressivo aggravarsi dello stato dell’autismo del bambino. Questa problematica interessa tra il 44 e l’86% dei bambini autistici contro il 10-16% dei bambini non affetti da autismo (. La differenza è impressionante e diventa ancora più stupefacente se si pensa che studi hanno dimostrato che le persone con autismo hanno bisogno di 11 minuti in più rispetto alle persone normotopiche per addormentarsi.

    I problemi del sonno sono principalmente legati ad altre condizioni cliniche che caratterizzano le persone affette da autismo, come, per esempio, problemi gastrointestinali, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) o ansia. Inoltre, l’insonnia è legata a un’alterazione precoce del ritmo circadiano e della fisiologica secrezione della melatonina. Altri fenomeni che possono presentarsi come disturbi del sonno sono l’apnea notturna (la respirazione si interrompe ripetutamente durante il sonno), le parasonnie (risvegli confusionali) e il sonnambulismo.

  2. Difficolta di apprendimento:

    L’autismo appartiene ai disturbi non specifici di apprendimento. Questi differiscono dai disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), e.g. dislessia, discalculia, disgrafia, dal momento che si riferiscono ad una difficoltà che interessa più settori dell’apprendimento. Inoltre, le cause di tali difficoltà possono attribuirsi a fattori non necessariamente legati all’apprendimento, e.g. basse capacità cognitive o difficoltà emotive.

    Nonostante non si possa certamente generalizzare, alcuni studi hanno dimostrato che il 70% dei soggetti con autismo ha un QI non verbale inferiore a 70 e circa il 50% inferiore a 50. Molte persone autistiche mostrano difficoltà ad apprendere le abilità e i comportamenti necessari per orientarsi, in futuro, nella vita adulta in modo autonomo.

    Nelle persone neurotipiche, l’apprendimento avviene principalmente per emulazione delle persone che li circondano. Tuttavia, l’isolamento in cui vive un bambino con autismo non permette un’adeguata interazione con l’altro che è fondamentale e necessaria all’apprendimento.

  3. Isolamento sociale:

    Una delle aree più compromesse dall’autismo è di certo quella emotiva e sociale. La parola “autismo” deriva dal greco autús che significa “se stesso”: i soggetti autistici tendono, infatti, ad isolarsi e a non interagire direttamente con le persone che li circondano. La loro indifferenza al contesto relazionale e scarsa iniziativa accentua questo aspetto e ne acuisce gli effetti. Una delle conseguenze principali dell’isolamento è, senz’altro, la paura dell’estraneo col quale difficilmente si riesce a rivolgere lo sguardo. L’incapacità emotiva che caratterizza l’autismo si manifesta attraverso comporti inadeguati alle situazioni e, a volte, incomprensibili. Questo si traduce, inoltre, nella difficoltà di comprendere le emozioni altrui e in espressioni spesso non adeguate al contesto.

    In alcuni casi, genitori hanno riferito che, solo dopo i 20 mesi, hanno cominciato a notare dei cambiamenti nell’atteggiamento dei propri figli: un bambino in precedenza affettuoso o chiacchierone diventa anaffettivo e silenzioso. Tale comportamento è anche noto col termine di regressione ed è caratterizzato da un ritiro e un isolamento che determina, successivamente, tutta una serie di altri sintomi quali la violenza e l’autolesionismo, o un deficit nella comunicazione. L’isolamento, il quale si acuisce sempre più man mano che il bambino cresce, si estende alla famiglia, la quale, spesso nel tentativo di restare accanto ai propri figli, si isola a sua volta.

  4. Comportamenti ripetitivi:

    Come riportato nell’articolo Repetitive behaviors augur developmental delays in autism, i comportamenti ripetitivi possono agevolare lo sviluppo di altri sintomi legati all’autismo. Certamente una delle principali motivazioni è dovuta al fatto che il ripetere in maniera ossessiva certi comportamenti può allontanare il bambino da alcune esperienze di apprendimento che sono fondamentali per la crescita e l’integrazione sociale. In questo modo, il bambino comincia ad isolarsi e a concentrarsi esclusivamente sulle proprie azioni. Spesso, inoltre, il mancato espletamento di certi comportamenti, può causare nel bambino delle insicurezze e ansie che lo portano a severe crisi di nervi.

    La ricerca sull’autismo ha rilevato che maggiore è la preoccupazione sensoriale di un bambino, peggiori sono i sintomi del suo autismo. Per preoccupazione sensoriale si intende, principalmente, la tendenza a concentrare la propria attenzione su dettagli, accompagnata, spesso, da manifestazioni sensoriali come ad esempio la necessità di annusare o toccare e oggetti specifici. La comunicazione sociale è la prima grande vittima di questo tipo di comportamenti. Il bambino si astrae dal contesto sociale per concentrarsi su dettagli che non gli permettono di interagire, ma che, al contrario, lo allontanano.

  5. Aggressività e autolesionismo:

    Si tratta chiaramente di violenza involontaria dal momento che il soggetto autistico non riesce a pesare gli effetti del suo comportamento. Più che d’intenzione di nuocere a qualcuno, si può parlare di tentativo di manifestare il proprio malessere. Questo può essere una semplice irritazione, ansia o agitazione che, solitamente, si origina da stimoli e situazioni vissuti con estrema sofferenza. Qualunque cosa può innescare una risposta violenta del soggetto autistico: un rumore, una situazione caotica, un’attesa o persino un cambiamento delle abitudini quotidiane. Spesso possono addirittura verificarsi crisi di nervi molto difficili da decifrare.

    La violenza che scaturisce può essere indistintamente diretta a persone o ad oggetti inanimati così che non è possibile indentificarla come una violenza volontaria. Purtroppo, però, la violenza non è spesso rivolta solo verso gli altri. L’autolesionismo è un altro sintomo che indica una sofferenza nel bambino autistico. Le forme più comuni di autolesionismo sono: mordersi, picchiarsi, graffiarsi. Queste sono manifestazioni che tendono a crearsi specialmente quando si richiede qualcosa di particolare al bambino, il quale non riesce a gestire lo stress o la pressione. Un esempio potrebbe essere l’incapacità che il bambino ha nel gestire un no o quando il bambino viene sgridato.

  6. Disturbi di comunicazione:

    Uno dei sintomi più distintivi dell’autismo è, senza dubbio, un deficit nella comunicazione sociale. Inoltre, questo è uno dei primi campanelli di allarme (e forse anche uno dei più facili da individuare) che i genitori riconosco per sospettare che qualcosa non va col proprio bambino.

    La comunicazione affetta da questo deficit può essere sia verbale che non verbale ed è, spesso, caratterizzata dall’incapacità di rispettare i turni comunicativi. I primi sintomi possono presentarsi già nella primissima infanzia. Infatti, i bambini con autismo non emettono tutti quei suoni che sono, invece, caratteristici dei bambini che cominciano ad interagire con l’ambiente che li circonda.

    Non vi è, inoltre, nessun tentativo di compensazione come potrebbe verificarsi nel caso di un bambino sordo, il quale ricorre solitamente a gesti per farsi intendere. L’incapacità di interagire con l’esterno porta il bambino autistico a sviluppare una forma di autonomia nel procurarsi da solo ciò di cui necessita. Inutile dire che, anche questo comportamento, acuisce l’isolamento sociale di cui i bambini autistici sono generalmente caratterizzati.

    In altri casi, invece, il linguaggio è adeguato, ma manca l’iniziativa nel cominciare una conversazione o la capacità di gestirla. Altre volte i bambini con autismo presentano la cosiddetta ecolalia ovvero ripetono in maniera patologica e automatica di suoni o parole altrui.

È possibile individuare I sintomi nei nostri bambini?

Il miglior modo per cercare di riconoscere i sintomi dell’autismo è, senza dubbio, porre estrema attenzione a come i nostri figli socializzano, comunicano e si rapportano con gli altri. Già a partire da 2-3 mesi i bambini dovrebbero essere in grado di emettere suoni in grado di attirare l’attenzione dei genitori. Tuttavia, per quanto alcuni segnali possano sembrare molto evidenti, è sempre necessario rivolgersi ad uno specialista.

FAQs:

Quale è la causa dell’autismo?

Benché’ la ricerca compia ogni giorno grandi progressi, al momento non si conoscono esattamente le cause dell’autismo.

Tuttavia, è stato evidenziato che i principali fattori che contribuiscono sono fattori sia genetici che ambientali i quali sono in grado di influenzare lo sviluppo cerebrale in fasi di sviluppo. Attualmente si conoscono sette geni correlati all’autismo, ma, purtroppo, la loro combinazione può creare un ampio spettro di questa malattia.

Quanto è frequente l’autismo?

Recentemente si è parlato di circa 62 casi per 10000, il che significa che un bambino su 160 ha un disturbo dello spettro autistico. L’autismo è sicuramente molto più frequente di quanto si pensi: basti pensare che, in Italia, almeno 400000 famiglie ne sono coinvolte.

Va, inoltre, ribadito che l’aumento delle diagnosi (di circa il 70% negli ultimi 5 anni) è anche dovuto a diagnosi più puntuali ed efficaci.

In che modo e quanto precocemente si può riconoscere l’autismo nei bambini?

Sguardo sfuggente, ripetitività dei movimenti e ritardo nel linguaggio sono, senza dubbio, i primi sintomi a cui prestare attenzione. Tuttavia, non esistono ancora esami clinici specifici per diagnosticare l’autismo e i genitori dovrebbero rivolgersi al più presto ad uno specialista nel caso notassero uno dei sintomi.

Su base teorica, la diagnosi dovrebbe farsi nei primi tre anni di vita del bambino. Tuttavia, se, tra i 12 e i 24 mesi, il bambino si presenta già indifferente nei confronti della madre o ad alcuni giochi normalmente amati dai bambini, e.g. “bau-sette”, è consigliabile rivolgersi ad uno specialista. È, inoltre possibile che fino agli 8-16 mesi il bambino si comporti in maniera del tutto normale e, solo successivamente, presenti una regressione.

Cosa possono fare i genitori per aiutare un figlio autistico?

Un primo consiglio è quello di stimolare i propri figli all’esplorazione per portarli il più lontano possibile dalla ripetitività delle loro azioni e dal completo isolamento. L’esplorazione può avvenire in molti modi, primo fra tutti la stimolazione dei sensi, cioè aiutando il bambino a fare quelle esperienze, come ad esempio mettersi in bocca delle cose, che gli permettono di conoscere il mondo circostante. Anche aiutare il proprio a gattonare fa parte del tentativo di esplorazione.

Spendere del tempo con i vostri figli è un altro ottimo modo di farli sentire partecipi: in questo modo è più facile capire e studiare i loro comportamenti e prevedere possibili reazioni. Infine, cercare un supporto, sia di altre famiglie che di professionisti permette ai genitori di gestire meglio la situazione e di alleggerire il carico estremo e le difficoltà di una situazione tutt’altro che semplice.

Vaccinare i nostri figli durante la loro infanzia può causare l’autismo?

Nonostante le innumerevoli illazioni riguardo la possibilità che i vaccini causino l’autismo, recenti studi hanno confermato che non esiste nessuna correlazione tra autismo e vaccini. Lo ha dimostrato uno studio condotto su mezzo milione di bambini danesi. I ricercatori dello Statens Serum Institut di Copenaghen hanno infatti affermato che non ci sia nessun rapporto di causa-effetto tra i disturbi dello spettro autistico e i vaccini Mpr, i quali proteggono contro morbillo, parotite e rosolia. Al contrario, il sempre più crescente movimento dei no-vax sta mettendo a grave rischio la salute della popolazione mondiale rischiando, addirittura, di far tornare malattie dichiarate debellate o quasi.